Il SULCT risponde all’ex-dg Atac Rota: “Risibile il regolamento macchinisti”

L’ex-dg, ospite de L’Aria che Tira, lancia anatemi contro i macchinisti e il Segretario del SULCT Coppini gli risponde per le rime

Ospite de l’Aria che tira, noto programma de La7 condotto da David Parenzo, Bruno Rota torna a spiegare le ragioni delle proprie dimissioni da Direttore Generale di Atac SpA, con un compendio di 140mila euro: «Ci sono 14 manager», si è affrettato a dire, «che prendono più di me». E va bene, passiamoci sopra. «Vengo accusato per la situazione che ho trovato in Atac ma i documenti ufficiali sono chiarissimi ho solo messo in fila i numeri».

I radicali brindano, «obiettivo raggiunto, raccolte 33mila firme per referendum», l’Antitrust commina una multa di 3,6 milioni di euro all’Atac, per le corse soppresse sulle ex-concesse, e le FS che si dicono «interessate» a prendere il controllo dell’Azienda. E poi c’è lui, Bruno Rota, rimasto in sella per 100 giorni. Durante la diretta se l’è presa di nuovo col Campidoglio, reo, secondo l’ex-dg, di aver troppo temporeggiato sull’apertura della domanda del concordato preventivo, «il tempo è terminato», ha detto, «mi sono dimesso perché non volevo fare da capro espiatorio».

Fin qui ci poteva anche stare, obtorto collo, ma oltre no, decisamente. «Il personale della metropolitana non ha un regolamento molto stringente su come deve fare le timbrature», e ci risiamo, «l’ho introdotto a fine di giugno, e ci sono state delle reazioni». «Cioè?». «Un treno metropolitano che viene scartato per puzzo in cabina o per un vetro scalfito non mi era mai capitato nella mia carriera». Una crociata grottesca e contraddittoria, nella «sua» ATM, infatti, i macchinisti non effettuano alcuna «timbratura», come nel resto di Italia. L’anomalia è solo romana, e Rota, l’impavido condottiero, la sfodera con fierezza, forse per dimostrare di aver combinato qualcosa in Atac.

Dal SULCT di Roma e Lazio, il Segretario Renzo Coppini gli ha risposto per le rime: «Sentire che in tre mesi è riuscito a fare il regolamento della timbratura è risibile. I macchinisti hanno un doppio controllo, attestano la presenza anche sul treno. Tutti sanno che i turni sono superiori, in alcuni casi, alle 5 ore e trenta. Ancora più gravi le motivazioni per cui si scartano i treni, il grande manager dovrebbe sapere che la semplice puzza in cabina, sono gli scarichi dei compressori oppure sono i circuiti surriscaldati o altro ancora l’acre odore dei solventi utilizzati per sverniciare i convogli».

E vediamo quali sono le condizioni di visibilità dei macchinisti della Linea B, durante l’espletamento del servizio, a un mese esatto dall’incidente a Termini.

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Come prima, se non peggio, le immagini sono chiare, parlano da sole. Ogni commento appare superfluo. Parabrezza, anche dei treni Caf, sporchi o graffiati, e specchietti nelle stesse situazioni. La domanda sorge spontanea: è colpa di Atac, dei macchinisti o dei manager responsabili del metroferro? Le scommesse sono aperte.

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